Da: Giorgio Mura Oggetto: Le perle di Ihu... Data: mercoledì 24 novembre 1999 10.59 Un giorno mi svegliai, non ricordo se fosse un sabato, una domenica o che altro. Era gia' un buon inizio. Una leggenda mi tormentava l'animo, l'Eldorado dell'umorismo, il Paradiso Perduto del nonsenso, il luogo dove ogni essere umano insano di mente vorrebbe comparire almeno una volta nella vita: le mitiche Perle di IHU. Essendo sprovvisto della cartina (e poiche' il Professore non mi voleva passare una delle sue) la mia ricerca, paragonabile a quella di Indiana Jones nei riguardi del Sacro Graal, non era certo impresa facile. Mi misi le gambe in spalla, ma subito notai che la deambulazione era difficoltosa, e quindi mi rimisi nella posizione ereditata dal buon vecchio Homo Erectus (che aveva un gran successo con le donne, dicono). Subito capii da dove iniziare, sicuramente se avessi trovato le Ostriche di IHU sarei stato avvantaggiato nella mia affannosa ricerca. Mi recai dal mio fruttivendolodimare di fiducia, ma alla mia richiesta mi infranse un pesce spada surgelato sul cranio, al mio risveglio mi ritrovai in un comodo letto d'ospedale, con due stupende infermiere che si prendevano cura di me, alche' chiesi spudoratamente ad entrambe di copulare con me, loro accettarono e quindi mi resi conto che in realta' non mi ero ancora svegliato. Mi rialzai a fatica riuscendo a scorgere con la coda dell'occhio il ghigno soddisfatto del commerciante, mi rimisi in cammino, non prima di aver ammorbato l'aria del simpatico negoziante con un peto di classe. Non mi faccio mettere i pesci in testa da nessuno, io. A questo punto le mie speranze erano quasi del tutto esaurite, quando, improvvisamente, arrivo' l'illuminazione: un simpatico cartello fucsia a scritte verde muffa di gorgonzola indicava bellamente un enorme salvadanaio di porcellana a forma di tricheco bulgaro, una porticina seminascosta permetteva l'accesso, che era stranamente incustodito. La luce veniva filtrata dalla fessura tipica dei salvadanai in porcellana a forma di tricheco bulgaro e dava all'ambiente un'atmosfera mistica, direi quasi magica, ma che dico surreale: era qui che veniva custodito IL segreto. Notai subito pero' che c'era qualcosa di strano, sara' stata la banda che intonava l'inno nazionale di S. Marino, sara' stata la partita di carte tra ippopotami albini della Romagna, oppure quella fioca luce in fondo all'enorme contenitore... mi avvicinai... era inconfondibile... era tutto chiaro... era un banalissimo PC, ma l'accesso non era cosi' semplice, bisognava indovinare la parola chiave, la mitica Password (come viene definita dai piu' smaliziati), a lungo indugiai, e cosi' scrissi le fatidiche lettere impregnate di ancestrali poteri: "pippo", ed entrai. E cosi' per vostro gaudio e felicita' eterna, ecco il risultato della mia storica impresa. G