Da: Andrea Luigi Meneghini Oggetto: E la lega la crescera.... Data: mercoledì 8 luglio 1998 11.22 No, non sono impazzito, non ho bevuto troppo, non mi sono fatto una piriponza, non mi sono innamorato di Bottini, Fogazzi o Montresor, non ho bevuto dallo stesso bichiere dell'innominabile, sono stato a contatto di gomito con Carlo IVaro, ma non credo sia contagioso. Non sto parlando di quella specie di barzelletta sui nazisti che passa sotto il nome di lega-nord, ma la Lega di cui sto prlando era quella famosissima di una hit di appena l'altro ieri: "ailioliola' e la lega la crescera' e noialtri lavoratori etc..." Avrete gia' capito che sto mettendo giu' una di quelle tirate che coinvolgono i miei ricordi del piu' o meno recente passato. Stavolta si tratta di fine 1800, il luogo: la Romagna. Il vostro (che sarei io, per coloro che abbiano contratto quella terribile malattia ipercontaggiosa che passa sotto il nome di trevitis lecchensis) se ne stava come al solito a non fare niente in un'osteria sulla via Emilia, tra Lugo di Romagna e Forli'. Il sole stava tramontando dietro al Resegone (il Resegone e' a Lecco e non in Romagna? E chi se ne frga. Se Andrea non va' alla montagna, sara'; la montagna ad andare ad Andrea) e le mondine stavano tornandosene verso casa chiacchiericchiando come erano uso fare le interpreti di sesso femminile dell'umana commedia fino a pochi anni fa'. Poi hanno scoperto l'inglese, fanno i brifing, il lifting, il jogging ed hanno smesso di interessarsi ad altri e piu' appassionanti passatempi, come il trombing, il pomping, l'incamporelling etc... Insomma ero li' e gia' pregustavo una rassegna gagliarda di tette e culi in formato famiglia che mi sarebbero passati davanti quando ecco che da una curva, su una vecchia e sgangherata bici si avvanza uno strano personaggio: era lui, il grande Filippo Turrati, che veniva li' da Milano per prepararre il "siopero" delle mondine. Vedere il Filippo mi fece rabbrividire. Porta sfiga il ragazzo... Non preoccuparti, Rick, le mondine e le mondane sono due mestieri diversi perlopiu' affidati a manodopera femminile: le prime si occupano di far crescere il riso, le seconde i bigoli. Per cui non c'e' da temere inadempienze in caso di due di picche infermieristici.... Torniamo al racconto. Filippo Turrati era venuto li' per incontrarsi col direttivo del consiglio di risaia delle mondine. Si avvicina al tavolino a cui ero seduto io, ad osservare come la quantita' di polvere che si levava dalla strada fosse proporzionale al quadrato del vino che riuscivo ad ingollare, ad osservare una quantita' industriale di tette e culi romagmnoli di passaggio, un saluto (con rapido cenno ci vediamo dopo) alla Teresa, e, distraendomi da queste amene occupazioni, mi dice. Turrati:"Ueh, barbun..." Io "Filippo, proprio qui dovevi venire a farti le tue seghe mentali? Ma con tutti i posti che c'erano, proprio qui dovevi capitare" Tra me e Turrati c'era state in passato notevoli divergenze di opinioni sulla linea del partito: io ero dell'idea che prima si tromba e poi si fa' la rivoluzione, lui che si tromba dopo.... Sta di fatto che la Kulishof gli aveva fornito, con la mia collaborazione, una ramificatissima serie di corna. Mica colpa mia se sta rivoluzione non arrivava mai.... Insomma, tanto fece e tanto disfo' che mi ritrovai espulso dal partito con l'insoluta accusa di priapismo! Avrei potuto far ricorso ai probiviri, ma preferii ritornarmene a millantare credito ed a palpare tette in giro per il mondo. Insomma, tra noi due non circolava buon sangue. Mollo' la bici sul muro e mi disse: Turrati: "Senti, Andrea, lo so' che in passato tra di noi ci sono state divergenze di carattere politico" Io fischiettavo guardandogli sopra la testa Turrati" Ma adesso la situazione e' seria". Io:"Ti son cadute le palle?" Turrati:"No, quelle si spaccano da sole appena ti vedo" Io "E allora, cosa c'e' di cosi' grave?" Turrati "Lo so che sei il peggiore rompicazzi che sia mai apparso da queste parti, ma visto quello che bolle in pentola, forse e' il caso che ci vieni anche tu ad ascoltare l'assemblea..." Io "Ma c'e' gnocca?" Turrati "Ma porca la madonna di loreto, a te ti frega solo della figa?" Io "No, lo sai che la seconda cosa piu' importante e' la rivoluzione" Turrati "E allora cerca di unire l'utile al dilettevole, paga sto vino e seguimi..." Io "Senti, paga tu, che qui non accettano carte di credito..." Turrati "Evaffanculo...Per offrire da bere a te bisogna fare un leasing..." Ci alzammo, lui litigo' una ventina di minuti con l'oste, gli lascio' in pegno una decina di CCT e ce ne andammo. Per la strada mi spiego' la situazione: un casino! Lo scipero era stato indetto dalla CGL per martedi', ma a Milano c'era il derbi, per cui avrebbero iniziato a costruire le barricate non prima di lunedi' mattina. Tra una cosa e l'altra c'era il rischio che Bava Beccaris, quello stronzo di generale passato poi alla storia per essere stato l'unico generale dell'esercito italiano a vincere una battaglia (mica facile contro donne, bambini ed uomini disarmati) con la sua guarnigione di Pescara potesse intervenire a cannonate. Bisognava bloccare la via Emilia almeno per due giorni: domenica e lunedi'. Lui era li' per sapere se le mondine ce l'avrebbero fatta a bloccare Beccaris e le sue truppe. Il probema piu' grosso era che c'era la festa dell'Unita' e che la maggior parte delle "forse progressiste" era bloccata a lavare piatti, preparare tortelli e a raccogliere sottoscrizioni pubblicitarie. Per bloccare la via Emilia erano rimasti solo pochi temerari. Sarei stato uno di loro? Lo vredemo in seguito. Al direttivo Turrati fece uno di quei discorsi che sapeva fare solo lui, la Teresa invece fece uno di quei pompini che sapeva fare solo lei... Francamente ho preferito il secondo! Dopo un paio d'ore avevamo deciso. In qualche modo avremmo bloccato la via Emilia, avremmo permesso ai compagni di scioperare a Milano, avremmo bloccato il Bava Beccaris. Avremmo perche', naturalmente, io ero della partita! La Teresa, sta stronza, si diede daffare proprio nel momento in cui Turrati chiedeva:"Andrea, sei dei nostri?" Io francamente pensavo ad altro quando risposi "Aah, siii..." Filippo riprese la sua bicicletta, mi strinse la mano, mi rivolse il classico "Conto su di te..." e se ne ando' nella notte a cavallo della sua bicicletta proletaria. Io guardai un po' le forze a mia disposizione: c'erano 50 mondine, 2 mondane, 30 contadini un po' su negli anni, un paio di alcolizzati, un cane, un gatto, tre piccioni, due bottiglie di vino e 50 kg di tortellini al sugo. Perlomeno non saremmo morti di fame. Era gia' qualcosa. In compenso la Teresa mi aveva tirato su il morale, e non solo quello, a dir la verita'... La situazione era tragica invece per quanto riguarda le armi. 4 fionde in tutto! Si sa' che il movimento operaio e' pacifista, ma affrontare i soldati con 4 fionde? Mi pareva eccessivo. Ma la parola era stata data. Con una piantina della zona studiammo la situazione. C'era una sola strada da cui le truppe potevano passare, la via Emila, quella che avremmo dovuto bloccare. Chi consigliava di erigere una bariccata, chi consigliava di far saltare il ponte, chi consigliava di investire in bot, chi invece consigliava e basta. In quell'occasione si espresse l'incredibile intelligenza proletaria: la Gilda, una delle compagne del direttivo ebbe un'idea folgorante: e se ce li trombiamo tutti? Chi? I soldati naturalmente. Ho appreso in seguito che dalla progenie di tale Gilda, abbreviazione di Ermenegilda, nacque una tal L'aura che sembra imperversare in quel di Firenze. L'idea non mi dispiacque. Era una soluzione in linea con la mia teoria rivoluzionaria. Avrebbe causato un po' di prurito sulla testa dei rispettivi consorti, ma ne saremmo venuti fuori onorevolmente. Furono preparati un 250 letti lungo i bordi della strada. Le mondine furono divise in due gruppi e brevemente istruite dalle mondane sul modo piu' veloce per "spremere" i soldati. Gli uomini organizzarono invece la logistica: eressero una serie di cartelli lungo la strada per 20 km prima del luogo prescelto con scritte del genere "Sexy shop" "Sconti comitive" "Una pompa al giorno toglie il medico di torno", "Militari e ragazzi meta' prezzo", "pompini d.o.c","Non lasciare la Romagna senza un pelo di pistagna" etc. tutti ampiamente ed artisticamente illustrati. Verso le 4 del pomeriggio di domenica iniziammo a vedere un po' di polvere levarsi da lontano su questa strada d'inferno (beh, proprio malvagia non era...la Teresa insisteva che aveva bisogno di allenamento e cosi' io, beh, si, insomma, mi avete capito, vero?). Subito la nostra staffetta tento' di informarci. La staffetta era Gianni "Petto". Il codice era: un petto: una compagnia, due petti: due compagnie, tre petti tre compagnie etc. Tra l'altro, oltre che al rumore il segnale era avvertibile anche pervl'odere, essendo in favore (sig) di vento. Purtroppo Gianni non era forte in tecnica militare, ed in piu' aveva mangiato delle prugne, per cui, quando vide arrivare l'esercito fece quello che poteva: lancio un lungo petto modulato che fini' nel gorgoglio della diarrea. Non capimmo quanti erano, ma capimmo che sarebbe stata dura in tutti i casi. Io, che avevo preso il comando delle operazioni, disposi le mie donzelle lungo la strada. La squadra degli uomini era pronta ad intervenire porgendo vassoi di sambuchine bisesche, terrificanti per chi soffre di colite, estratti di prugne e vino corretto al Gutalax. Sembrava una festa di matrimonio.... Quando le avvanguardie del Beccaris raggiunsero le nostre, tentarono una manovra diversiva, ma la scarsa frequentazione con personale femminile le porto' a cadere nella nostra trappola. Subito caddero contemporaneamente fucili e pantaloni. I vessilli e i cannoni vennero lasciati per terra e si alzaro altre aste, iniziarono poi lunghi corpo a corpo individuali, in cui devo dire che i soldati facevano la loro parte in maniera egregia, ma poco c'era da fare di fronte alla feroce determinazione delle forze del lavoro... Il nostro colpo segreto era comunque il "Mo bevi un bicchierino, bel scioldatino..." appena finita una prestazione. Subito si presentava un 'cameriere' in livrea per offrire un bichiere di vino, una spremuta di frutta fresca, un liquorino, e via.... piu' veloci della luce riempiendo le mutande... Da in cima ad una balaustra, la Gilda controllava tutto. Lei era un po' tagliata fuori, considerato che era un tantino piccolina ed aveva un paio di lenti spesse come due gotti. Oddio, qualche estimatore lo ha trovato anche lei, ma mica come la Teresa. Lei ne metteva fuori combattimento tre al colpo! Devo spiegarvi come o lo capite da voi? Ma la Gilda ha salvato la giornata quando, con una candela davanti agli occhiali, ci ha fornito l'illuminazione per tutta la notte. Con le sue lenti diffondeva la luce della candela che sembrava un fotoelettrica da stadio. Il generale Beccaris, che viaggiava in coda alla colonna, era infuriato. I suoi soldati erano impegnati, ma non in quello che lui voleva. E quello me lo cuccai io! Cosa avete capito! Insomma, gli andai incontro e gli chiesi "Senta mo bene, lei, caro scignore! Sono tutti sciuoi questi bei scioldatini?" Beccaris "Certo, sono il fior fiore delle truppe di sua maesta' Umberto di Savoia! Dica a quelle pezzenti di lasciarli andare" Io "Mi scenta mo bene, carolei! Qui totti son liberi di servirsi, e li faccia un po' divertire questi ragassuoli...Certo che poi alla fine sci paga il conto, si paga." Beccaris "Il conto?" Io "Ueh, bel ziovinotto, ma crede che tutta sta festa sia anche aggratis?" Beccaris "Beh, si, insomma, veramente" In quel mentre la Teresa, che aveva steso un caporale, un sergente maggiore ed un colonnello di stato maggiore, vede il generale e gli si butta addosso, iniziandogli un pompino che a vederla sembrava un'idrovora. Il resto della storia resta immerso nella leggenda. Fatto sta che i soldati si resero conto che erano vivi solo verso la sera del lunedi'. A quel punto passai ad incassare. L'incasso non era male, ma venne devoluto alla costruzione di un asilo nido che, in ricordo di quell'eroica impresa venne chiamato "La tromba del soldato". All'imbrunire del lunedi', una lunga colonna di soldati con gli occhi lucidi e la fava pendente, ripresero svogliatamente in spalla le loro armi e tra uno sventolare di fazzoletti, un rassettatina di reggiseni, un'ultima sveltina in piedi, ripresoro la strada di Milano. Una strana canzone usciva dalle bocche di quei soldati: Parlava di una locomotiva, di eroi giovani e belli e di Rosine che avrebbero dovuto dargliela (non capisco esattamente cosa...). Sembra (ma non sono tanto sicutro) che un tale F. Guccini ne abbia ripreso alcuni temi per una sua canzone. Purtroppo nessuno gli ha potuto spiegare bene le cose, altrimenti sarebbe stata ben piu' allegra. Il Beccaris arrivo' tardi per lo scipero che riusci e che ridusse l'orario lavorativo da 14 a 12 ore al giorno solamente. Un certo Marchese de Foss, presidente della'Associazione Industriali disse che non saremmo mai entrati in Europa con queste riduzioni di produttivita', ma era la solita storia e nessuno gli bado' piu' di tanto. Purtroppo questo ritardo non impedi' al Beccaris di fare la sua figura di merda un paio di anni dopo (si! gli ci vollero un apio di anni per riprendersi da un "lavoretto" di Teresa), quando sparo' sulla folla. Perche' non c'ero piu' io con le "mie" mondine. E io? Dopo questa storia mi ritirai per qualche tempo a Messina con la Teresa. Con il 'che ci do', che ci do' combinammo un casino notevole nel '906...Certi movimenti ondulatori/sussultori che crearono parecchi fastidi alle popolazioni locali... Ma questa e' un'altra storia e ve la racconto un'altra volta... -- Andrea The Troll Meneghini La storia della Guida galattica per gli autostoppisti e' una storia di idealismi, lotte, disperazioni, passioni, successi, fallimenti ed intervalli per il pranzo enormemente lunghi. Douglas Adams