Da: Peppe & Andrea Oggetto: La Calata degli Unni Data: lunedì 18 maggio 1998 11.55 La Calata degli Unni Una co-produzione Andrea Luigi Meneghini-Peppe Cortese Supponiamo (simone, fermo con le mani...) un momento di trovarci in Italia (OK, lo so', fin qui e' ancora abbastanza semplice, anche perche' il fatto, allora, non costituiva reato) nel V secolo Dopo Cristo (non uso la terminologia D.C. in quanto questo documento cerca di essere politicamente neutro, fulmini e saette inceneriscano coloro che hanno pensato, anche per un solo momento, all' espressione "politically correct" (la quale non e' altro che una contraddizione in termini, visto che come puo' essere "correct" qualsiasi cosa abbia a che fare con la politica, anche se in modo marginale), ed inoltre tratta di personaggi ed entita' morte si, ma non morte, sepolte e nonostante questo ancora maledette). Ma queste sono ciance... Dicevamo: Quinto secolo Dopo Cristo. Un osservatore disinteressato ed imparziale impegnato in una passeggiatina lungo la penisola, per quanto avesse potuto essere distratto, non avrebbe potuto fare a meno di notare la presenza di cospicue quantita' di pittoreschi personaggi allegramente intenti a saccheggi, uccisioni, stupri, razzie a cavallo ed altre amenita' che formerebbero la gioia di molti tra gli ihuisti piu' incalliti (ed onanisti emeriti). Se l'osservatore avesse gridato: "Che Vandali !!!", avrebbe commesso due gravi errori. Infatti i Vandali c'erano stati, ma un paio di decenni prima quando, nel 455, avevano messo Roma a ferro e fuoco in moda tale che solo circa 1500 anni piu' tardi sarebbero riusciti a fare tanto altri barbari di nome 'socialisti' (puah, solo scrivere questo nome mi fa' vomitare), scesi dal nord-italia al comando di tal Bettino Craxi. Alcuni chiamano quest'impresa il "Sacco di Roma", non ricordando, i poveri di spirito (o forse meglio dire i ricchi di spirito, trattandosi di noti alcoolisti) che il sacco di Roma avvenne, come SICURAMENTE noto a tutti gli ihuisti, ad opera di alcune guardie svizzere un tantino incazzate perche' avevano scoperto che il loro capo era una spia comunista nel 1527. D'altra parte il 'saccheggio' che faceva parte delle opzioni standard dei tour operators dell'epoca, che tali barbari commettevano quando arrivavano a tiro di qualsiasi cosa fosse possibile saccheggiare assunse tali importanza che ispiro' (molto profondamente, a quanto pare) un artista trasgressivo di origine Maya di nome Khristo (non quello con la "C", famoso per aver sviluppato un teoria matematica che imperversa molto in quarta liceo scientifico (le parabole intendo, per i piu' humanistic oriented tra di voi), e vissuto in Palestina dall'anno 0 all'anno 33, ma quello con la "K", l'artista (?, il punto interrogativo e' d'obbligo) che 'insaccava' non tanto mortadelle e prosciutti, ma (voi non lo continuereste a fare se la cosa vi permettesse di fare i miliardi come il nostro ricchissimo (l'uso della parola povero ci e' sembrato irriverente) Khristo ?!?) monumenti ed edifici famosi, che, oltre ad essere un tantino ingombranti, erano anche piuttosto indigesti (mai provata una tartina al Reichstag?... le vendono da Floh Markt in Tauentzienstrasse a Berlino... ma non ve le consiglio). Insomma, usando un comune sacco di juta (sebbene di dimensioni notevoli, ma non piu' di tanto, visto che allora Roma non e' che fosse poi cosi' estesa, e chi di voi non ha visto, almeno per una volta in vita sua, un sacco di juta esteso su un paio di migliaia di ettari ?), avevano 'saccheggiato' Roma, facendo pagare una esosita' come biglietto d'ingresso. Ora, a Roma in quei tempi, non essendo come dicevo ancora passati i socialisti, c'erano notevoli quantita' di oro, belle donne e bestiame, oltre che edifici di immensa bellezza, ondeepercui tali barbari avevano avuto un bel po' da fare a violentare il bestiame, rubare gli edifici, radere al suolo l'oro e bruciare le donne...mi pare di non avervi detto che questi barbari non erano particolarmente acuti, mi pare. A capo di questi simpaticoni si ergeva un tipetto bonario chiamato Attila Mundzuk, il quale portava sul capo il piu' ramificato paio di corna che la storia ricordi. Non che fosse un grande originale, dato che l'uso delle corna sui copricapi risale alla creazione del secondo uomo... (la Bibbia non ne parla, ma Andrea mi ha detto che e' stato cosi...e se lo dice lui, c'e' da crederci). Quello che contraddistingueva Attila da qualsiasi uomo erano le dimensioni galattiche delle corna. Cio' a causa del fatto che in gioventu' aveva commesso un grandissimo errore... Aveva infatti sposato Kraantaghiskagondastea, una stupenda fanciulla appartenente alla tribu' visigota degli Spanteganati, la cui usanza principale era quella, per le donne, di darla a destra ed a manca, un po' su', un po' giu', ed anche, e soprattutto, al centro. Il giovane Attila non conosceva queste usanze, ed aveva a lungo creduto che la sua sposa non avesse ancora trovato marito in quanto il suo nome (Kraantaghiskagondastea), induceva un qual certo terrore ed era molto difficile da ricordare. La questione si chiari' un paio di minuti dopo il matrimonio quando, essendo Attila recatosi un momento alle latrine, ritrovo' di fronte alla porta della neomoglie una coda da Magazzini Gum a Mosca durante la svendita delle mutande... Al momento Attila abbozzo', pensando che si trattasse di una specie di jus primae noctis in voga da quelle parti, ma l'impressione che Kraantaghiskagondastea lo tradisse a profusione (il continuo andirivieni di esemplari maschili del genere umano di qualsiasi razza e religione dalla tenda della moglie lo aveva in qualche modo insospettito), lo indusse ad iniziare un'altra tradizione tra gli Unni: quella di dedicarsi regolarmente ogni mattina alla fustigazione delle donne infedeli mediante nerbate, frustate e colpi di gatti a nove code imbevuti nell'aceto, mentre nello stesso tempo ci si lasciava andare a pesantissime bestemmie. Ed e' infatti ad Attila Mundzuk che risale la scoperta della tendenza sadomaso. Fu' infatti tra i circoli sadomaso che nacque il detto: "Attila, flagelli da dio" che alcuni criticoni legati alla curia romana non troppo contenta del proliferare di tendenze liberali trasformo' poi nella storiografia normale con: "Flagello di Dio". Un' altra usanza per la quale Attila divenne famoso (a volte sono proprio dei particolari insignificanti che ti fanno passare alla storia) era quella del tenere le fette di carne tra la coscia interna ed il fianco del cavallo, in modo da scaldarla, insaporirla ed, in una parola, renderla piu' appetitosa. Pochi pero' sanno la vera ragione di cio'. Attila era un barbaro, lo sappiamo tutti, e quando giunse per la prima volta in Italia non pote' fare a meno di notare l'esistenza di parecchie "Steak House", specialmente dalle parti della Val di Chiana e nell' Etruria in genere (tradizione poi rafforzatasi e tramandata nei secoli fino a giungere alla oggi arcifamosa "Bistecca alla Fiorentina", della quale durante la cena di IHU non si e' sentito neanche l'odore...) dove venivano servite delle bistecche veramente eccezionali. Attila era un buongustaio (il fatto che pesasse oltre 150 chili, nonostante tutto il moto che faceva, lo dimostra) e non perdeva un'occasione per sedersi ad un tavolo ed ordinare una bisteccona. Purtroppo pero', essendo anche un grande condottiero, spesso era costretto, proprio quando il cameriere gli portava la bistecca al tavolo, a scappare e mettersi al comando dei suoi uomini per l'ennesima razzia, devastazione, imboscata o qualsiasi altro fatto legato alla belligeranza. Bestemmiando come un Unno (e come altro lo dovrebbe fare, secondo voi?) per non aver preso una fast-pizza o per non essersi fermato ad un MacDonaludus (una delle piu' intriganti invenzioni del tardo impero romano) dove avrebbe potuto cacciarsi in gola qualcosa di schifoso, ma sicuramente piu' veloce di una 12 portate in un 3 stelle Michelin, cosi', in fretta e furia, arraffava la bistecca e la piazzava tra coscia e cavallo, in modo da avere le mani libere per combattere. Da questa strana usanza nacque una specialita' nota ancor oggi ai buongustai come 'bistecca au tartaire'. Purtroppo per lui, pero', vuoi mentre decapitava un Sannita che passava da quelle parti (cosi' quei cazzo di meridionali imparano ad andare in giro), oppure mentre stuprava una Sicana (che si erano fatte a piedi oltre 800 chilometri quando avevano saputo che dalle parti di Roma c'erano degli omaccioni biondi, pelosi e nerboruti e con parecchi dindi in saccoccia che lo davano a destra ed a manca), la bistecca gli cadeva per terra ed andava persa (voi che avrete provato a tenere una bistecca tra coscia e cavallo sapreste sicuramente di cosa parlo). Attila aveva anche i suoi passatempi. Durante il suo girovagare si era trovato a passare per Albione e per il centro-Europa, dove dei guerrieri sassoni gli avevano regalato un saxofono. Attila non era una persona molto adusa agli strumenti meccanici, e non aveva capito che si trattava di un apparecchio acustico sassone (quando si voleva parlare con una persona semi-sorda, si soffiava ad una estremita' dell'apparecchio a mo' di kazoo. La persona all'altra estremita' ascoltava, oppure diventava completamente sorda), e lo trasformo' in uno strumento musicale. In seguito riusci' a mettere assieme una band di musicisti jazz (Attila's Barbars) di valore internazionale, e percorse in lungo ed in largo le pianure del Centro Europa, riscuotendo anche un discreto successo di pubblico. Tuttavia, per tenere alto il morale e la creatività' della band durante le interminabili tournée (come poi del resto fecero molti altri in tempi successivi, a cominciare da Louis Armstrong, Charlie Parker, etc etc), Attila ed i suoi Barbari fumavano delle quantita' esagerate di marjiuana prima, durante e dopo i concerti. Questo porto' al fatto che molti detrattori affermassero che la band fosse molto "stonata", ed all'affermazione arci-nota che: "Dove passa Attila non cresce un filo d'erba". Alcuni tra i piu' sciocchi tra i lettori staranno li' a chiedersi perche' questa tirata si intitola: "la Calata degli Unni'. Abbiamo gia' detto che Attila ed amici erano un tantino maneschi. Non molti sanno che furono inventori anche di un gesto che si e' molto diffuso nel sud degli Stati Uniti: avete presente quando ci si gira, si fan cadere i pantaloni, e si mostra il sedere? Sembra, ma le notizie non sono del tutto chiare a questo proposito, che il primo esempio di tale operazione venne compiuta da Attila ed i suoi Unni a Roma la domenica mattina durante l'Angelus di fronte al Papa. Da qui appunto il nome di Calata degli Unni. Come sempre, pero', quel che in un posto e' considerato in una maniera altrove ha la stessa valenza. Infatti a Roma un gesto del genere venne considerato un invito ed ecco che con un Whop come se centomila voci avessero detto 'Whop" (il riferimento a Douglas Adams non e' assolutamente casuale) gli Unni si ritrovarono con centomila sederi intasati da centomila cazzi romani. Se ne tornarono percio' in Pannonia, considerando pero' le loro spartane selle meno comode che in precedenza, per cui decisero che la prossima volta, a Roma, avrebbero portato le mutande di ghisa... come peraltro invitiamo tutti a fare, ancor oggi.... Peppe & Andrea