Da: Rick Sabbadini Oggetto: RICKEIDE (5) Data: mercoledì 5 agosto 1998 23.47 RICKEIDE (5) Riassunto delle puntate precedenti: Una misteriosa creatura s'aggira nel bosco, Cap che per primo l’ha vista non viene creduto. Il campanile del Paese nasconde un mistero. Paolo Etom chiuse dietro di se` la bassa porticina di legno che segnava l’ingresso del suo immenso giardino. Un maestoso prato curato all’inglese s'apriva davanti ai suoi occhi, e la regale figura di una quercia secolare gettava un’ombra invitante sul verde manto erboso. Paolo scelse un punto abbastanza in piano e, una volta distesa una coperta in terra vi si sdraio’ sopra, lasciandosi cullare dalla leggera brezza. Stava quasi per addormentarsi quando venne disturbato dalla voce di Dina, che litigava con Gianni Volemosebene, nel vano tentativo di stabilire quale sport, tra tennis e pallavolo, avrebbe meritato maggiore considerazione in paese. “Insomma, ragazzi! Non vi sembra di esagerare?” sbotto’ Paolo “Cos’e` meglio, secondo te: Il tennis o la pallavolo?” chiese Gianni “Tutti e due, basta che la finite di litigare” “Veramente noi non stavamo litigando...” obiettarono i due “Si’che lo facevate!” “No che lo facevamo!” “E invece si’” “E invece no!” replicarono i due amici, alzando il tono della discussione “Si!” “NO!” “Ragazzi, basta!! Insomma, la volete finire? Qui c’e` gente che dorme!” urlo’ da una finestra (il Biso, diranno i miei quattro affezionati lettori, e invece no, da quella finestra ad urlare quelle parole era) Carlo Quartararis, il celebre erede dell’ancor piu’ celebre cavaliere delle Crociate. Carlo era purtuttavia noto in paese anche per la sua attivita` di commesso viaggiatore di posate. Egli, solitamente di venerdi’, soleva partire per lontane imprecisate localita’ su nel Regno del Principe del Nord (un principe decaduto, noto in tutte le Terre allora conosciute come “El Pirlun”), raggiunte le quali sceglieva una “piazza” affidabile e li’ esercitava la sua nobile arte lavorativa. A chi gli chiedeva cosa facesse un commesso viaggiatore di posate spiegava: bisogna scegliere un bel ristorante casereccio, ordinare da mangiare e abboffarsi come porci, con l’accortezza di scegliere alimenti adeguati al campionario. Per esempio, si parte dal primo principio della gastronomica, che asserisce che i coltelli, che nei ristoranti non tagliano mai. Ordino una bella bistecca alla fiorentina, e mi lamenta del coltello poco affilato. Il cameriere provera’ a cambiarlo piu’ volte, e quando sara’ giunto alla disperazione, tiro fuori la mia merce e, con abile parlantina, ne decanto i pregi: “Osservi la linea, osservi il manico antiscivolo: questo coltello non e’ un coltello; questo coltello e’ un’opera d’arte. E’ l’apoteosi del coltello. Guardi la lama, osservi come taglia la bistecca. Ammiri come riflette la luce: parrebbe quasi che brilli di luce propria”. “E poi?” gli chiede chi aveva avuto l’avventura di domandare sulla sua attivita’ “E poi pago il conto e me ne vado” “Ma la merce? E i coltelli?” “Mai venduto uno, tranne in un caso” “Ah si’, e quale?” “Al ristorante cinese, il cuoco...” “Ah si’? Un appassionato, allora...” “No, un assassino. La polizia l’ha arrestato prima che mi potesse pagare. Ad ogni modo, il coltello ha funzionato a dovere”. Piero Forever termino’ la sua lezione d’inglese e, al segnale convenuto con il bidello, il vasto uditorio si animo’. L’assordante rumore della campanella dell’Istituto svegliava anche i piu’ refrattari, mentre Piero li apostrofava con “I hope that your cpu’ll crash down, today”. Fulmineamente decine di mani andarono a toccare l’effigie di San Billie, un ex arciplurifantagigamiliardario che, dopo aver reitariamente provocato certi pasticci con un sistema operativo nel 1995 e nel 1998, per espiare decise di cedere tutti i suoi soldi dividendoli equamente con ogni abitante della terra. Ridottosi cosi’ in poverta’ entro’ in un convento di fondamentalisti francescani, dall’interno del quale dichiaro’ guerra ai sistemi operativi fatti con in piedi (principalmente quelli da lui stesso un tempo prodotti). Uscito dall’Istituto Piero incontro’ il Cap, che nel frattempo si era ripreso dallo choc subito. “Gia’ in piedi? Vedo che in Clinica ti curano bene” “In effetti…” “Lo vedi ancora il mostro con gli occhi rossi?” “Guarda che c’e` ben poco da scherzare… io ho visto davvero qualcosa: ci metterei la mano sul fuoco!” “Sara’ come dici tu”. In quella si avvicina Andrea Menego, il quale, a bruciapelo, chiede allo sventurato escursionista: “Aveva un cappello verde?” “Non so, non mi ricordo…” “Quanto era alto, all’incirca?” “Non ricordo, era basso, molto basso…” “Piu’ o meno quanto?” “Oh, senti!! Ma e’ cosi’ importante?” chiese Piero intervenendo in difesa dell’amico “Non vedi che e’ ancora sconvolto?” “E’ importantissimo! Credo di aver scoperto cosa ha visto il nostro amico. E se ho visto giusto, corriamo tutti un serio pericolo!” e continuando a parlare con Cap: “Ti ripeto, per favore: ricordi quanto era alto?” “Mah, arrivava si e no al ginocchio… Forse meno” “TROLL” disse Andrea. E quelle parole, dette come un sospiro, gelarono il sangue ai tre amici. (continua) -- Riccardo "Rick" Sabbadini ************************* E-mail: mailto:sabbadin@fileita.it - ICQ # 12960341 Home Page (in costruzione): http://www.tempolibero.com/user/sabbadin When that Fat Old Sun in the sky is falling Summer evening birds are calling