Da: Rick Sabbadini Oggetto: Rickeide (2) Data: sabato 18 luglio 1998 1.21 RICKEIDE: seconda puntata Riassunto della puntata precedente: un'inquietante presenza terrorizza nottetempo il gregge di Luther. Don Simone lasciò che Laura gli baciasse la mano sul grosso rubino incastonato all'anello del dito medio della mano destra; quindi, una volta congedatola con una veloce benedizione, si avviò verso una stradina che s'inoltrava nel fitto del bosco. La strada era in terra battuta e numerose erano le erbe e i profumatissimi e variopinti fiori che ne crescevano ai lati. Don Simone era solito percorrerla con il breviario in mano, e con l'indice in mezzo alle pagine, a guisa di segnalibro. Di tanto in tanto si fermava all'ombra di una quercia e, tra il cinguettare di passere scopaiole, cardellini e pettirossi, leggeva un Salmo di ode all'Altissimo. Quel mattino, terminata una svolta, laddove la strada si dipartiva in due direzioni, quasi a guisa di una "y", stavano fermi due bravi ragazzi. I due giovani erano noti in paese per essere quelli che più di tutti sapevano sparare cazzate, tanto che sovente venivano richieste le loro esibizioni anche dai paesi vicini per le Feste Patronali, in luogo dei fuochi d'artificio. Razzoso esordì per primo: "Buongiorno Don Simone! Qual buon vento ti mena?" "Il vento divino mi spinge là dove esiste la foca!" "Sì, sempre la stessa storia", proseguì Trevi "Eppure è così... Cosa ci fate da queste parti? Non dovreste essere su al colle a raccogliere i limoni?" "Eravamo andati a raccoglierli, ma ci sentivamo osservati... Sentivamo una puzza incredibile, e strani rumori farsi sempre più vicini, così abbiamo deciso di lasciar perdere e rientrare subito a casa" "Ma è presto... E come passerete il resto della giornata?" "Boh, faremo le parole crociate... Esempio: 69 orizzontale, lei dovrebbe saperla "E' detta del Missionario", 9 posti. "E inizia per...?" " P" incalzò Trevi "Preghiera!, senz'altro è preghiera...." "Ne siete sicuro, Sim?" chiese Razzoso "Senza fallo alcuno! Fidatevi di me" e così dicendo se ne andò via... Giù in paese, intanto, Gian Sebastiano Bacchi stava leggendo a scrocco il giornale del bar, quando Fabrizio Galli, il garzone, gli si avvicinò e chiese "Ordina qualcosa?" "Sì, grazie, una limonata. Bella calda, mi raccomando..." "Calda? Come mai? Non si sente bene?" "Prima stavo benissimo, poi su questo giornale ho visto quella foto..." e indicò col dito un'immagine raffigurante un'indistinta figura, con sotto la didascalia, mezza illeggibile a causa di una macchia di caffè, che recava indicato una località della Sicilia "... credo che mi sia venuto un attacco di diarrea" "Caspita. Bisogna stare attenti. Non dovrebbero permettere di pubblicare foto del genere" confermò Fabrizio "Guardi che il peggio deve ancora venire... ha provato a leggere l'articolo?" Fabrizio Galli si avvicinò al giornale e cadde, stordito, come corpo morto cade. "Non dovrebbero permettere neanche di pubblicare articoli del genere..." proseguì Gian Sebastiano, soccorrendo il garzone. Qualunque cosa si stesse aggirando per il villaggio, fu il Cap il primo a vederla in faccia. Il Cap era stato un tempo capitano negli alpini: partecipò anche ad alcune battaglie per conto dell’ONU nel deserto magrebino, fino a quando nello scalare una duna non mise un piede in fallo e, cadendo, coinvolse tutta la cordata trascinandola giù per trecento metri come tessere del domino impazzite. L’opprimente calura e il disagio per l’increscioso incidente lo spinsero a fare cose inanerrabili, come salire sulle spalle di un sottoposto per costringerlo a trasportarlo, o voler passare in rivista l’intero battaglione al sole, chiedendo ad uno ad uno generalità, numero di matricola, e parentela fino alla quarta generazione, annotando tutto su un taccuino per poi fare domande a sorpresa del tipo “Puglisi, come si chiama la trisnonna dalla parte materna del DeGennaro?”, oppure “Canavosio, come si chiama il biscugino di Landi?” Se la risposta era errata il poveretto doveva restare al sole cocente per altre due ore, immobile come una statua. Tutte queste cose sarebbero tranquillamente passate sotto silenzio ed archiviate (qualora qualche rompicazzo avesse avuto il coraggio di denunciarle) come eccesso di zelo, ma quello che fece cadere la goccia dal vaso fu quando iniziò a dire di aver visto un cammello entrare in un bar e poi morire di profilo, per poi iniziare a ridere come un pazzo. Venne congedato dal comando e messo a riposo. Da allora, per tutti, pur restando una brava persona, era appunto conosciuto come il Cap. Fu proprio il Cap, dicevo, il primo a vedere quegli occhi rossi iniettati di sangue osservare dal profondo della foresta. Erano occhi spaventosi, tondi e grandi come monete. E l’alito della creatura cui quegli occhi appartenevano era un alito di morte. E le rondini volavano alte nel cielo... (continua) -- Riccardo "Rick" Sabbadini ************************* E-mail: sabbadin@fileita.it - ICQ # 12960341 Home Page (in costruzione): www.tempolibero.com/user/sabbadin When that Fat Old Sun in the sky is falling Summer evening birds are calling