Da: Peppe & Andrea Oggetto: Cazzo quanti sono.... Data: martedě 19 maggio 1998 21.48 No, il titolo non si riferisce al numero di messaggi che circolano su ihu ultimamente, ma bensi' all'esclamazione di un omino con lunghi capelli biondi, baffetti e pizzetto. Quella volta che facemmo nero Custer di Peppe 'The Boss' Cortese e Andrea 'The Troll' Meneghini "Custer... Chi era costui... ?" - Un tale incipit manzoniano ci sembrerebbe doveroso, in quanto questa storiella tiene conto delle vostre superiori capacita' mentali. Tuttavia, quelli tra voi che non si ritengano all'altezza, possono tranquillamente leggere la nota (1), venire a sapere di cosa si tratta, e saltare il resto della storia. > Nota (1): George A. Custer, col grado di generale comandante del Settimo Cavalleggeri viene accerchiato dagli indiani a Little Big Horn, gli fanno un mazzo quanto un campo di carciofi e muore. George (Armstrog) Custer, detto Lunghi Capelli, era (mai come per lui il passato e' d'obbligo) tenente... capitano... maggiore (ok, facciamolo maggiore e non se ne parla piu'...) e' il protagonista di questa storia, o meglio, uno dei tanti co-protagonisti. Ma cosa aspettiamo per iniziare ? Facciamo un passo indietro... Che-tha-kah-gha era il mio nome indiano, me lo avevano imposto i miei amici delle Black Hills (famosissimi per la loro scarsa igiene, visto che si lavavano pochissimo i piedi, ma ognuno, come detto, diventa famoso per cose che non immaginerebbe mai), riferendosi alla mia riservatezza ed al mio passare inosservato (anche se mi ero opposto strenuamente al piu' esplicito Chi-ti-ca-ga). Come fossi arrivato a tanto onore e' storia lunga e abbastanza noiosa, tant'e' che ho deciso di raccontarvela. In quel periodo mi era rotto un tantinello le palle dell'aria che girava in Europa... Un fracco di casini. In Oriente stavano divampando le guerre dell'oppio, ma dove VERAMENTE se le stavano dando di santa ragione era in America... Era infatti in corso la Guerra di Secessione. Un pochino di preambolo socio-storico non guasta. Il tutto era nato come al solito da una partita di calcio. Si era giocato a Memphis, Tennesee, l'annuale partita Singles vs. Married per il titolo regionale del Water-melon Balls. Come al solito la partita, sviluppatasi inizialmente con un gioco "maschio, ma corretto" andava lentamente intorbidendosi, man mano che dalle parole (lurido figlio di una zoccola meticcia, stoppino usurato della lanterna di un minatore di carbone dello Yukon) si passava ai fatti (cariche di dinamite infilate di soppiatto nei calzoncini degli avversari, colpi di mazzuolo alle caviglie degli attaccanti). La scarsa attenzione dell'arbitro, tal Tony Bais (appassionato giocatore di scopa nel tempo libero, e detentore del titolo di briscola per il Midwest), per il degenerare della partita, aveva portato allo scoppio di disordini. Fino ad allora lo scontro era rimasto nei normali ranghi del trascendere sportivo, ma ecco che la squadra dei Single, in maglia giallo/rosa/viola/tamarindo, inizio' ad accusare la squadra dei Married di essere "dirty niggers" ed "hunchbacks" (2) a causa della loro tenuta nera con righine gessate bianche. Nota (2): "Sporchi negri" e "Gobbi". A quel punto lo sceriffo locale, dopo aver fracassato a colpi di ascia la testa ad alcuni dei piu' facinorosi (i cervelli furono devoluti in beneficenza al mercato generale di Baton Rouge, dove furono mischiati alle frattaglie), fece sospendere la partita e mando' le squadre negli spogliatoi e parecchi tifosi al vicino hospital. Sapete com'e'.... Quel 'dirty niggers', ma soprattutto quell' "hunchbacks" erano rimasti impressi nella mente di tutti e fu' cosi' che una partita di calcio piano piano degenero' in scontro politico e poi in confronto fino a quando un sudista di nome Fogazzlee decise di lanciare un referendum per al secessione del sud al grido: "We got it huge, we got it hard !" (3) Nota (3): "Ce l'abbiamo grosso, ce l'abbiamo duro !". Leggasi "Uegottitiug, uigottithart" Il referendum fu' un'autentico campionario di brogli da entrambe le parti. Data la scarsa attenzione fino ad allora posta a questo genere di questione, votarono anche i morti di 250 anni prima, e come era prevedibile il Nord vinse con un margine risicato, ma netto... A quel punto Fogazlee si ritiro' ad Atlanta in privincia di Birgam e, sotto la guida spirituale di Bossefersson, uno svedese trapiantato da quelle parti (aveva ormai messo radici ed anche degli ottimi innesti di Rosa margulis), decise di fondare La Confederazione degli Stati del Sud, chiamando i suoi abitanti non piu' "americans", ma "terrons". Il nord a quel punto tiro' fuori quel po' di palle che aveva ancora e prontamente rispose... Cazzi vostri! D'altronde, cosa volevate aspettarvi dal Nord, guidato militarmente da un certo Generale Ulysses Grant ? Questi era un tipo molto particolare, la cui caratteristica principale era l'indolenza (da cui il "Cazzi vostri" di cui sopra), strano, visto l'eroico nome di cui si vantava, che faceva presagire viaggi e peripezie. Niente di tutto questo. Neanche lui sapeva come aveva fatto carriera nell'esercito, ed il grado di generale in capo dell' esercito nordista gli era arrivato per posta, in seguito all'invio di uan raccolta di figurine di soldatini che all'epoca si trovavano nel detersivo dei piatti che la moglie usava normalmente. Fu' questo il massimo riconoscimento alla suo esagerato genio militare ed alla nullafacente carriera. L'unica cosa alla quale si dedicava alacremente era fumare il sigaro. Un bel giorno era seduto sulla veranda di una bella casetta a Gettysburg, in Virginia (famosissima anche allora per il tabacco sopraffino, e non certo per l'illibbatezza delle residenti), fortemente determinato a non fare nulla per il resto del giorno e fumarsi tutta la piantagione di tabacco che si trovava di fronte. Quando all'improvviso i sudisti gliela bruciarono tutta (anche allora, anzi soprattutto allora, costoro erano dediti ad iniziative impopolari e moraleggianti, quali la campagna anti-fumo ed anti-tabacco, la schiavitu', il proibizionismo, ed il fatto di arrivare vergini al matrimonio (ah, no, scusate, questi erano ben altri fanatici...)). Beh, allora Grant ebbe l'unico impeto di attivita' della sua vita: si incazzo' come una iena ed attacco l'esercito nemico. Fu' l'unico impeto della sua vita in quanto il primo ed anche l'ultimo, visto che mori' nella battaglia (4). Nota (4): Notizie false e tendenziose vorrebbero farci credere che Grant non fosse presente alla battaglia di Gettysburg, che addirittura non ci sia morto, che (stentiamo a crederci) sia divenuto in seguito Presidente degli Stati Uniti, e che (per completare l'incredibile quadretto) sia tuttora rappresentato sulle banconote da 20 dollari circa (diciamo circa perche' potrebbe anche *non* essere rappresentato sulle banconote da 5, da 10, o da 50. Su quelle da 100 no, perche' siamo quasi sicuri che *non* ci sia raffigurato Benjamin Franklin, l'uomo che giocava con gli elementi... del Lego, visto che era appassionato di costruzioni). Gli unici a cui la cosa non andava a genio erano alcuni milioni di Niggers che vivevano negli stati del sud, Infatti a loro romperva notevolmente essere considerati come quel gruppo di onanisti della squadra dei Married. E' noto infatti che i negri abbiano una mazza che simone ne sogna tutte le notti e che i Married abbiano invece una certa qual tendenza all'onanismo ipotrofico. Sta di fatto che tanto dissero e tanto fecero, che i negri del sud decisero che essere chiamati Blackmen, come quei paraculi del nord li chiamavano, sarebbe stato meglio. Ne segui' un baillame inconfondibilmente americano, in cui il fratello ammazzo' il fratello, il cuggino ammazzo il cuggino ed io ammazzai il tempo dormendo in mezzo ad un campo di cotone che, naturalmente in tutto quel casino nessuno si era curato di raccogliere. La mancanza di movimento (strano a dirsi visto che per molti e' il contrario) provocava in me un certo movimento intestinale, e tali lunghe dormite si concludevano, al risveglio, in spettacolari defecazioni nel fiume, che provocarono la storpiatura del mio nome indiano da parte delgi indigeni: "Che Kha Gha Tha". Fatto sta che li' c'erano anche un paio di piante di quelle giuste e giacevano anche un paio di bottiglioni extralarge di buon whiskey del Tennesee. Fu' in quella occasione che composi un'ode di cui mi ricordo vagamente la fine: "e navigar c'e' dolce in questo mare." Non mi ricordo se poi l'ho pubblicata io o l'ho mandata ad un amico gobbo di Recanati. La guerra nel frattempo stava assumendo ogni giorno di piu' le caratteristiche di una buona guerra che si rispetti: truppe del Nord che andavano verso Sud, truppe del Sud che andavano verso nord, truppe del Nord che andavano verso Est, Truppe del Sud che andavano verso Ovest, truppe del nord che andavano verso Nord (si erano sbagliati), truppe del Sud che andavano verso Sud (avevano un impegno a casa) truppe dell'Ovest che si erano sedute li' a guardare che cazzo combinava tutta sta gente decisamente fuori con la testa, e neanche un vigile a pagarlo oro (erano tutti all' Ovest a cercarlo, l'oro...) per regolare, o rovinare per sempre, un tale popo' di traffico. In tutto quel casino, dopo aver fatto consiglio di guerra con le mie scarpe ed i resti del whisky, decisi di lasciar perdere quell'aria pesante (in quel posto avevano un'aria condizionata cosi' forte che mi stavo prendendo un raffreddore) e decisi di andare ad Ovest... Dopo qualche settimana di viaggio arrivai in un posto che mi parve adatto per una fase di riflessione sull' idiozia della guerra che mi aveva attanagliato. Le solite gravi domande: perche' gli uomini si ammazzano per cose in cui non credono, perche' si ammazzano per cose in cui credono, perche' si ammazzano per una troia bionda che non gliela da', perche' l'etichetta del Johnny Walker e' attaccata storta, perche' non mi sono fidato del mio amico Jack Daniels che mi voleva convincere a comprare altre due casse del suo whisky, e perche' quel cretino di Maldini non ha fatto giocare Ravanelli dall'inizio contro l'Uganda, se proprio aveva intenzione di perdere... Di fronte a me' il grande west, le praterie infinite, le mandrie di bisonti. Dietro una lunga carovana di 'consulenti finanziari' fininvest. Gente senza cuore, disposta a tutto pur di piazzarti una polizza, un'assicurazione sulla vita o, come minimo, piazzartelo e basta. Ricordo che uno di essi mi offri' un carico di coperte destinato ad un orfanatrofio indiano in cambio della firma su un contratto... Un autentico ricatto morale. Ma a quelle condizioni avrei preferito vedere i bambini gasati che firmare! Ero li' che mi facevo i cazzi miei che all'improvviso si avvicina uno e fa: "Ugh!" Lo guardo, lo scruto: e' mediamente alto, mediamente magro, mediamente rosso e decisamente sporco... Ve l'ho detto che ho sempre avuto un debole per le persone che non si lavano? Tra maiali ci capiamo bene. Allora io faccio "Ugh, ugh..." Ah, ma mi rendo conto che voi non comprendete bene il dialetto Black Feet dei Sioux! Si rende percio' necessaria la traduzione dei testi. Per coloro che invece conoscessero la lingua Sioux e desiderassero apprezzarne tutte le piu' recondite sfumature, lascero' il testo in lingua originale. Allora dicevo: Indiano: Ugh ---> Checazzo ci fa' una faccia di diarrea come la tua in un posto come questo che mi fai vomitare solo a pensarci? Io: Ugh Ugh... ---> Non rompere il cazzo testa da bisonte pluricornificato e che ormai non c'hai neanche piu' la minchia da quanto te la sei menata perche' non hai trovata nessuna squaw che te la dava negli ultimi 25 anni. Visto che comprendevo bene il loro dialetto e che inoltre ero uso al loro parlare maschio e scevro da sofismi l'indiano rispose: Wah, amn arg roannaaa saen mhala shwe naatnaa jaosjaa nabauaeoo skjkooo mm'wrtea ankjay men n'go mnas slkujs wokj lkmjik amnwi qwotdv slkuo mhlkwu wgfdat lsjkd lkjl lkj mennslio ---> Bene! Quindi si giro' e mi fece segno di seguirlo. Con un'espressione di chiara scazzatura sul volto lo seguii. Non bisogna mai far capire ad un indiano cosa effettivamente pensi, ma quella volta non mi era possibile non essere scazzato. Questi Black Feet sono decisamente tra i piu' grossi rompicoglioni tra tutto il popolo rosso (superano di diverse magnitudini addirittura Fausto Bertinotti). Arriviamo al villaggio e subito mi porta dal loro Capo Man-nag-giha, che tradotto significa "Computer-che-non-si-accende-perche-da-quando-ho-installatto-Windows-95- qui-non-funziona-piu'-neanche-il-tagliaerba" Anche lui comincia con Ugh ---> vedi sopra Arrispondo con Ugh, Ugh ---> vedi sopra. Pero' che due palle dover scrivere in due lingue. Da adesso vado avanti in italiano e basta, e se c'e' qualcuno a cui interessa il dialogo in lingua originale lo puo' trovare alla pagina 777 di televideo per non vedenti. Dicevo... Capo: Cazzo fai da ste parti, Andrea? Io: A est l'aria era decisamente pesante. C'hai un po' di acqua di fuoco? Capo: Senti, da quando in qua noi indiani chiamiamo quella porcheria acqua di fuoco? Lo sai belnissimo che a noi piace il brandy, il cognac e che se il whisky non e' almeno un Oban non lo tocchiamo nemmeno. Mi sa' che hai letto di nuovo Tex... Io: E' vero, sono ricaduto, ma te l'ho detto che a stare con i bianchi si va' fuori di testa... Da quando poi hanno inventato ihu non ce n'e' piu' per nessuno. Comunque, caccia il narghile' che ci facciamo due tiri. Capo: Hai robba buona? Io: Provare per credere.... E dopo 30 secondi eravamo li' a ridere come due strafatti per le barzellette raccontate da Sandra...(in effetti e' l'unico modo per riuscirci). Fu' allora che il Capo decise che Andrea non era un nome adatto a me e mi ribattezzo', versandomi un bicchiere di cuba libre, con il nome di Che tha kah gha che significa pressapoco: Colui-che-viene-da-lontano-si-tromba-tutte-le-donne-del-villaggio -si-scola-tutti-i-liquori-e-resta-a-rompere-i-coglioni-finche'-non-e'-fi nita-tutta-l-erba. Dopo arrivarono due squaw piuttosto carinucce e ci dedicammo ad altri passatempi... Passo' del tempo. Quanto? non ricordo. Al campo indiano ero ormai diventato di casa. Partecipavo alle caccie al bisonte nel ruolo, naturalmente, di aruspice, mi trombavo tutte le squaw del villaggio tra i 18 ed i 35 anni (e' segno di cortesia ed ospitalita' tra i Black Feet offrire all'ospite la moglie), insomma, me parevo Simone durante quel suo week-end fortunato nel '86 (l'ultima volta che c'e' riuscito, insomma). Ci era giunta in quei giorni la notizia che un generaluccolo yankee ('Azz, non siamo neanche a meta' storia, e questo qui e' gia diventato generale ?!? Ah, gia', se c'e' riuscito Grant...), un certo Custer, stava rompendo i coglioni ad alcune tribu non lontano da noi, ma dato che la teoria politica del Capo era la 'Non ingerenza con gli affari interni di altri paesi' ce n'eravamo strafregati e continuavamo a cacciare bisonti, scopare squaw, bere alcolici di marca e fumare, fumare che parevamo ciminiere, il tutto non necessariamente in questo ordine. Ragazzi, bisogna pur garantirsi in qualche modo la rielezione, no? Questo andava bene per noi due, pero' gli altri indiani non e' che fossero contentissimi. Gia' trombargli le mogli e le figlie, capirai, dice vabbe', e' un'usanza, ti abitui. Pero' non facevano nulla dalla mattina alla sera. Ogni tanto un gruppetto si avvicinava al capo con un cactus di quelli rotondi, omologati dalla Fifa, che nessun bambino li ha mai innaffiati (crescono come funghi sotto un temporale, da queste parti, si, i bambini, che avete capito... Infatti apposta puzzano, sono marci gia' da piccoli) e chiedeva: "Capo, possiamo farci una partita a calcio ? E un gioco che abbiamo appena inventato. Si prende il pallone, si calcia in una direzione, e chi riesce a non strillare per il dolore delle spine, vince !" Il capo, che era nel suo piccolo verde pascolo personale, nonche' artificiale, rispondeva regolarmente: "Fate quello che volete, purche' andiate lontano da qui". Gli indiani erano ubbidientissimi, cosi' il primo gruppo parte e si stabilisce in Brasile, dove perfezionano un attimino le regole ed inventano, definitivamente, il calcio come lo conosciamo oggi. In occasione della finale del campionato (verso Febbraio, di solito), organizzavano una sfilata tutti truccati, in ricordo dei tempi che furono nel North Dakota, e cosi' inventarono anche il Carnevale. Qualche mesetto dopo si ripresentava un altro gruppo con una cacatina di bisonte in mano, ben appiattita e compressa a forma di disco, chiedendo al capo: "Possiamo giocare ad hockey ? Si fa cosi': si prende questo dischetto, si lancia in aria, e nel frattempo i giocatori delle due squadre si picchiano a sangue. Quando il dischetto tocca terra si contano quelli che sono rimasti in piedi, la squadra che ne ha di piu', vince. Per renderlo piu' divertente abbiamo pensato ad un campo fatto di ghiaccio, per rendere l'equilibrio dei giocatori piu' precario". Il capo, integerrimo: "Fate quello che volete, ma lontano da qui". E quelli partirono, e viaggia viaggia, il posto piu' vicino per trovare un po' (anzi, un *bel* po') di ghiaccio era il Canada. Vi si stabilirono, inventarono e perfezionarono definitivamente l'hockey su ghiaccio ed oggi sono tra i piu' bravi al mondo, anche se quest' anno non sono andati in finale). Altro paio di mesi e ti arriva un altro gruppetto. "Capo, capo, vedi questa mazza (no, non gli dicono "E ficcatela nel culo", gli indiani hanno rispetto per i loro capi, a differenza di quasi tutte le altre etnie del mondo) ? Abbiamo inventato un gioco. Si lancia una palla in aria ed i giocatori delle due squadre si picchiano a sangue, una usa le mazze, l'altra lanciando delle palline di cuoio con anima di acciaio. Ogni tanto pero' si cambia, perche' a lanciare le palline ci si stanca". Il capo da' loro il beneplacito, purche' a distanza, e loro emigrano a Cuba, perfezionano il gioco, e quando non sono sbronzi, non trombano, non cantano, non ballano la salsa ed il mambo, non dormono, non fanno il bagno a mare e non fumano, ci giocano ancora. E cosi' di seguito per mesi e mesi. Ogni nuovo gruppetto che arrivava si inventava un gioco ed emigrava verso un altro paese. Ad un certo punto arriva di corsa un indiano noto come Wing-you che tradotto significa: Gran-spaccapalle-che-porta-sempre-notizie-di-merda-e-che-c'ha-pure-una-m oglie-che-e'-piu'-facile-saltarla-che-girarci-attorno. Dice: Capo.... Capo: Hu... Io: Fanculo.... Wing: Custer e' a 2 ore da qua e sta dicendo a gran voce che ti batte a briscola ad occhi bendati. Capo: Maddijedannaaffanculoluielimortaccisuaedesunonno... Io: Capo, stavolta mi sa' che ci dobbiamo muovere... Capo: Perche'? Per quello stronzo di Custer? Io: Eggia'... Capo: Vuoi dire che stavolta la partita bisogna farla? Io: Si, altrimenti va' a finir male. Capo: E che vada a fare in culo lui ed il suo Settimo cavalleria... Io: Se lo dici tu.... Capo: Certo che lo dico io. ...e riprendiamo a fumare, con le mani sul piu' bel paio di tette che io mi ricordi, e voi sapete che io mi ricordo parecchio... Fu' allora che Custer arrivo. Gia' da lontano comincio' con le sue solite offese: Giocatore da strapazzo, hai paura di giocare questa partita? Custer e' il terrore dei musi rossi che non sanno giocare a briscola. Il Capo allora disse: Andiamo... Io: Ma Capo... non avevi detto? Capo: Andiamo... Ed in un batter d'occhi eravamo al tavolino, li' sulle rive del Little Big Horn. Custer: Le carte le faccio io... Capo: Intanto tira fuori un mazzo di carte da briscola che con quelle francesi ti si pulisci il culo, e poi fa' le carte chi tira l'asse...(Il Capo era di origini cremonesi) Custer: Un cazzo, si gioca con le mie carte e le carte le faccio io... Per farla breve, dopo 30 secondi era iniziata una delle risse piu' incredibili della storia del West... Ad un certo punto Custer aveva radunato tutti i suoi uomini sulla cima di una collinetta e lanciava improperi al Capo circondato dai suoi uomini. Custer: Sei uno stronzo, indiano del cazzo, non hai il coraggio di venirmi a prendere, ti faccio un culo cosi' etc... Capo: Adesso ti sistemo io... Accese il cellulare e, non appena dall'antenna cominciarono ad uscire i primi segnali di fumo, tutti gli indiani nel raggio di cento miglia piu' tutti quelli che erano emigrati, con relativo equipaggiamento, di cui erano ormai divenuti padroni, si teletrasportarono (non riesco a capire in quale altro modo sarebbe stato possibile fare cosi' in fretta) davanti al Capo. Saranno stati 20.000... Io dissi al Capo: Falli bere... Capo: Perche'? Io: Tu fallo, che poi ti spiego... Capo: Ugh....bevete un po' di questo eccellente liquore (e verso' agli ospiti alcuni barilotti di alcool denaturato che teneva per occasioni come queste) Poi, come sempre si danzo' (che palle..) e quindi si ando' tutti assieme a vedere cosa stava facendo Custer. Era sempre li', in cima alla collinetta a lanciare le sue inutili profezie. Io: Capo lassa perdere... Capo: Ma se e' la volta che gli facciamo un culo come una verza... Io: Capo, lassa perdere. Lo sai che gli uomini bianchi sono peggio delle cavallette. Poi arrivano, mettono su stazioni di servizio, MacDonalds e per noi (ormai mi ero immedesimato) e' finita la pacchia. Andiamo a finire in posti sperduti e dimenticati dal mondo, ci troviamo il petrolio, ci facciamo la benzina (aspetta, ma le raffinerie mica ce l'abbiamo, si ma mica dobbiamo fare lo zucchero, la benzina, dico), ma comunque la metti, rimaniamo sempre in riserva, no, guarda, e' un futuro da sfigati. Capo: No, stavolta gli faccio vedere... Accese il suo computer stellare.... cazzo, mi confondo con Dart Fenner... stese la cartina geografica accuratamente vergata a mano su pelle di bisonte bianco e dopo aver ponderatamente osservato la scena disse:Tu Chat-ta-nu-ga con 5000 guerrieri lo prendi da nord, tu Piscopo (era un indiano di origine napoletane, un oriundo, insomma, pero' avreste dovuto vederlo suonare il Tam-Tam, un dio...) con altri 5000 lo prendi da sud (e da dove senno') tu Che tha kah gha (io) lo prendi nel culo da solo (sempre faceto il Capo con me), Idhro-sincra-tik (uno un po' ansioso) con 5000 guerrieri lo prende da ovest, ed io attacco con altri 50.000 da est che abbiamo il fattore campo favorevole. Chiaro? Non era molto chiaro, ma tutti fecero segno di si...Noterete che il totale non fa' 20.000, ma 65.000. Il Capo non era forte in matematica, ma nel frattempo erano arrivati altri amici, cosi' i conti tornarono. Dopo circa mezz'ora la manovra di aggiramento fu completata e Custer vide apparire con tempismo da film di John Ford tutti sti indiani da tutte le parti. Fu' allora che, sfoderata la spada, e circondato da un nitido odore di diarrea, disse la famosa frase: Caaa...zzo quanti sono.... Dopo di che Capo lancio' il suo grido di guerra "Aliiii Morteeeee'"...Tra le file indiane ci furono alcune discussioni se in effetti invece di un 're' non fosse stato piu' conveniente usare un 'do', ma poi, bene o male, partimmo tutti alla carica, con lance, archi, frecce, tomahawk, pistole, fucili, mitragliatrici, cannoni, artiglieria pesante, missili terra-terra (non si piu' sempre avere il meglio...) paracadutisti, semoventi, armi chimiche e c'era anche un'atomica tattica (un pakistano radioattivo avvolto in un involucro stagno contenente piscio di mucca che avrebbe funzionato come acqua pesante) nel caso le cose si mettessero al peggio... A quel punto Custer fece l'errore che io avevo previsto. Grido': Sparate solo quando vedete il bianco dei loro occhi... Vi ricordate che avevo consigliato al capo di far bere i guerrieri? Bene... con tutto quello che avevano bevuto non ce n'era uno i cui occhi mostrassero qualcosa di simile al bianco. Perfino l'astemio del villaggio Be-vai-pas-ti tra l'altro, soffriva di una forma congenita di congiuntivite. Mi vergogno a dirlo...li stracciammo in un solo set...senza che loro riuscissero a sparare un colpo. Gli ordini erano ordini ed il Settimo Cavalleggeri obbedisce agli ordini. Custer fu tra gli ultimi a cadere, vittima di Ti-Stendo-di-brutto, un artista del tomahawk che aveva imparato ad usarlo facendo il cuoco in un ristorante giapponese. Dopo 20 minuti la cosa era chiusa. Gli indiani, le cui perdite erano essenzialmente dovute a fuoco amico ed alla cattiva qualita' della cena della sera precedente, si allontanarono dal campo di battaglia dandosi gran manate sulle spalle e lanciandosi frizzi e lazzi. Il mio amico Capo continuava a gridare: Hai visto quello stronzo? Che vada a giocare a briscola con qualcun'altro, adesso, la' nelle celesti praterie di Manitou... Un po' nauseato da tutta questa metafisica decisi che era ora di cambiare aria... Me ne tornai verso est senza salutare...non mi piacevano gli addii. Come quella volta che salutai Gilda per l'ultima volta... ...ma questa e' un'altra storia e ve la racconteremo un'altra volta... Andrea & Peppe A Peppe "The Boss" Cortese & Andrea "The Troll" Meneghini Production©